6.5.11

#1 GIAPPONE: 23.4.2011 > OSAKA

Il nostro viaggio nel paese del sol levante è inizato nel Kansai, precisamente con l'arrivo ad Ōsaka.



Rincojonite dal viaggio abbiamo dovuto imparare subito (e senza grosse difficoltà devo dire) a barcamenarci con l'ambiente nipponico. Sapevamo che in Giappone pochi parlano l'inglese ma ci affidavamo che almeno all'aeroporto internazionale del Kansai qualcuno spiccicasse qualche parola, nel caso avessimo avuto difficoltà. E così è stato. Appena uscite dall'aeroporto, la nostra preoccupazione è stata raggiungere l'albergo, imparando a prendere treni e metropolitana.
(Una premessa doverosa è che il weekend prima della partenza io e Mari abbiamo trascorso tutta la domenica su internet a guardare tutte le linee di trasporto che ci occorrevano per spostarci da una città all'altra, dall'aeroporto agli alberghi, a prenotare i pullman notturni e stampandoci le cartine della metro di tutte le città che avremmo visistato. Insomma, siam partite preparate :-))

E così in aeroporto ci ritroviamo davanti l'accesso alle due grandi compagnie ferroviarie che collegano l'aeroporto alla città e a tutto il Kansai: la JR (Japan Rail, che possiede anche alcune linee di metropolitana giapponesi) e la Nankai.



Optiamo per la seconda, perché noi abbiamo deciso di NON fare il Japan Rail Pass (non ci conveniva). E già qui scopriamo la puntualità e la frequenza dei mezzi di trasporto giapponesi. Un treno ogni 30 minuti. Anzi, la Nankai Railway ha anche un treno più vleoce, ma noi abbiamo optato per quello più economico che impiegava poco di più.
Peccato, solo perché il Rapid Express era esteticamente più bello.


Nankai Rapid Express

Il treno ci ha portate fino a Tengachaya, capolinea della linea (K) della metropolitana di Ōsaka che ci avrebbe portate direttamente vicine al nostro albergo: fermata Ogimachi.



Siamo arrivate all'albergo senza intoppi verso le 11.00, se non per la pioggia che è iniziata a cadere (e io avevo l'ombrello dentro la valigia, ancora sigillata dentro il domopack protettivo in cui l'avevo fatta avvolgere a Linate) -.-
Peccato che il ceck-in sarebbe stato possibile effetturalo solo alle 15.00

Lasciati i bagagli in albergo, in giro con un solo ombrello (sta cosa diventerà un must durante il viaggio :-P) iniziamo a gironzonale nei dintorni dell'albergo, alla ricerca di qualcosa da sgranocchiare. Optiamo per un 7eleven, una delle tante catene di combini (convenient market) nipponici aperte 24h su 24.
Mari verifica che qui può anche prelevare denaro, e iniziamo i nostri acquisti mangerecci per sopravvivere alla giornata. Io prendo un barattolino di frutta sciroppata e una confezione di cottonfiocc NERI! Nero il cotone, nero il bastoncino! :-O
C'era anche la carta igienica di One Piece e confesso che ho avuto la tentazione di comprarla anche se poi mi sarebbe spiaciuto doverla usare.
Lascio a Mari invece, il racconto della caccia alle caramelle dei Kanjani8 che abbiamo fatto in ogni combino nipponico incontrato per strada :-P (per chi non lo sapesse i Kanjani sono un gruppo musicale di idols giapponesi).

Vi linko solo il video delle caramelle :-P


Come due barbone, ci fermiamo in mezzo alla strada, sotto una tettoia, a consumare le schifezze prese al 7eleven. I pochi passanti ci guardavano straniti e disgustati (non si usa mangiare per strada in Giappone). Scopro che la mia frutta sciroppata è invischiata in vera e propria gelatina più che in un succo, per cui estrarla con la minipaletta in dotazione non è cosa semplice: e infatti un'intera nespola rotola per terra, precisamente DENTRO l'ombrellino pieghevole di Mari, che aveva appoggiato per terra capovolto, mentre ci eravamo fermate.
Cioè, sono mongolide, se ci penso, RIDO ancora adesso come una pazza! Ahahaha!
La poverina, per pulire l'ombrello dall'ammasso gelatinoso, lo mette sotto la pioggia... (e io continuavo a ridere…)
Continuiamo il giro nella via commerciale coperta della nostra zona, e proviamo subito uno di quei piatti che si vedono sempre negli anime: i Takoyaki! Le pallette di polpo! Spennellate con salsa di soya, buonissime! Però ci siamo USTIONATE la lingua e il palato, credo di non aver mai mangiato qualcosa di così caldo -.-


Takoyaki.

Arrivano le 15.00 e finalmente entriamo in albergo APA TEMMA HOTEL, dove possiamo disfare le valigie, rilassarci un po' e farci una doccia calda.


La nostra camera era in "angolo" quindi era una di quelle semicircolari che vedete nella foto.

Alla recption inizio la mia collezione di figuracce: Chiave 1122. Chiedo alla poverina a che piano sia la nostra stanza. Mi risponde "eleven". Convinta di non aver capito, glielo richiedo una seconda volta (e forse una terza). Realizzato che eravamo all'11esimo piano mi scuso e le spiego che ero stranita perché da noi gli alberghi in città superano raramente i 3 piani. (È lei ora ad avere una faccia stranita…)


L'apocalisse nella nostra stanza appena arrivate.

Stando all'undicesimo di 14 piani, si vedeva dall'alto tutta la nostra zona di città. A scendere con gli ascensori pareva una via crucis: ad ogni piano si fermava per far salire qualcuno che doveva scendere, come noi, e si riempiva sempre fino al piano terra. Con tutti che si inchinavano sempre...


La vista dalla nostra camera d'albergo

Primo impatto coi bagni (precisamente coi water) giapponesi: l'asse è riscaldata, e ci sono i getti d'acqua bidet (esteso) e sciacquatura localizzata, che vi lascio immaginare da soli dove punti!
Ho voluto provarli, ovviamente! Mi han dato noia e fatto il sollettico allo stesso tempo e mi son messa a urlare e ridere. ^^""

Riposate, e felici che avesse smesso di piovere, partiamo alla volta della zona della stazione di Ōsaka, per imparae come muoverci in città e verso le destinazioni dei giorni seguenti, capire dove prendere i treni per Kyoto e alla ricerca della fermata del pullman (sotto l'Umeda Sky Building) che ci avrebbe poi portate a Hiroshima.


Umeda Skybuilding

Abbiamo anche incontrato una signora in Kimono, era bellissima *.* (cosa che ho imparato poi nel resto del viaggio, non essere così strana).

Convinte che la JP Rail metro fosse troppo cara (con cui bastava fare UNA sola fermata -.-), optiamo per la metro normale verso Umeda, e cambiamo addirittura tre linee per giungere alla nostra meta.
Ci sono un sacco di macchinette per fare i biglietti, alcune hanno l'opzione di selezionare la lingua inglese, ma devo dire che mi è servito solo la prima volta perché il funzionamento è semplicissimo: inserisci le monete e ti compaiono da schiacchiare tutti i tipi di importo/biglietto che puoi acquistare col denaro inserito. Ed è facile sapere cosa ti serve, perché sopra le macchinette c'è la mappa della metro con evidenziata la fermata in cui ti trovi e sopra oguna delle altre fermate c'è indicato l'importo per tale fermata calcolato dalla fermata in cui ti trovi.
Inoltre i nomi delle fermate son scritti anche in Rōmaji (cioè in caratteri latini).


Un ristorante di pesce palla.

Troviamo tutto, stazione dei treni x Kyoto, fermata del pullman. Ergo, possiamo dedicarci al procacciamento del cibo. Ci dirigiamo alla Floating Court, al 2F (second floor) della stazione di Ōsaka, alla ricerca del sushi col tapiroulan che ci aveva suggerito David in aereo. «Noi andiamo a cena là stasera» aveva detto.


Umeda

Entriamo, ma nessuna traccia di lui e dei suoi colleghi. Inziamo a mangiare (io mi son fatta schifo da sola… prendevo continuamente piattini dal tapiroulan ancora prima di aver finito il contenuto di quelli precedenti). Il sushi di lì era davvero ottimo! *.* Diverso, in qualche modo, da quello che si trova qui in Italia, e non mi riferisco ai tipi di pesce.
Dopo un po' irrompe nel locale un personaggio caciarone dalla parlata romana: David e Alessandro (più morto che vivo per il jet leg) arrivano anche loro, si siedono accanto a "delle amiche" (come ci ha definite) e continuiamo la cena in loro compagnia :-). Poi ci raggiunge anche il comandante del volo.

David ci fa ammazzare dalle risate, col suo giapponese dall'accento romano e poi perché pijiava per il culo, senza cattiveria, tutti i tipi bizzarri del locale: un poveretto con delle orecchie a sventola o il cuoco cicciotto ribattezzato "Botero".
Abbiamo speso più di 2.100 ¥ a testa ma è la metà di quanto avremmo speso a Milano x le stesse cose.


Umeda

Dopo la cena ci fermiamo ancora un po' a chiacchierae con loro all'esterno del Floating Court e poi di nuovo verso l'albergo, pronte ad affrontare la gita a Kyoto del giorno seguente.

A parte David e Alessandro, in tutta la giornata, nessuna traccia di facce straniere.

In questa prima giornata son rimasta affascianta dall'architettura, ci son casine piccine tradizionali in mezzo ai grattacieli ultramoderni e condomini non diversi dai nostri.
Le strade sono... strane, ma belle, i tombini di ghisa lavorati, con i fiori di sakura incisi.


Guardate che belli i tombini! Col simbolo di Osaka in cima.

Mi sono anche subito accorta che tutto è pulito e tutti sono ordinati e per me non esiste motivo di sclero con l'umanità. I treni sono precisi e puntuali. La gente è folkloristica, si veste da schifo!!! :-P

11 commenti:

Nicla ha detto...

^.^

Yep yep!

Marymiao ha detto...

oddio hai messo anche tu il videino degli eito e li hai anche linkati alla pagina Wiki ahaha rotolo... Ti ho davvero segnata con loro e la jmusic XD
Direi che le fotine scelte son azzeccate, soprattutto lo sfacelo in camera, tra me e te mi sa che racconteremo la storia senza tralasciare nulla muahah XD
Osakaaa *ç*

Debora ha detto...

Ke meraviglia! Come primo vero assaggio è davvero strepitoso, e le prime foto davvero bellissime, chissà il resto...

Dama Arwen ha detto...

@Debora: spero che la narrazione sia anche divertente :-P

Ariano Geta ha detto...

Oh, adesso il piatto comincia a essere gustoso. Attendiamo le prossime portate ;)

Ettone ha detto...

Letto tutto... Grande Dama... mi piace la tua narrazione, sembra di essere lì...

CyberLuke ha detto...

Mi hai risvegliato un mucchio di ricordi giapponesi. :)
La trasferta laggiù è equiparabile ad un viaggio su un altro pianeta. Così tanto da scoprire, da guardare, da ascoltare, da respirare, da gustare.

Il rapid Express l'ho preso, era quel treno con il locomotore a forma di transfomer.
Pioggia non l'ho beccata mai, ma caldo apocalittico sì. Non so a chi è andata peggio.

Simone ha detto...

Sembra proprio che vi siate divertite, che il Giappone tutto sommato sia ancora al suo posto e che avrai un sacco di cose ancora da raccontare sul blog.

Comunque non è che solo il Giappone: pure qua a Roma se ti metti a mangiare seduta per terra mi sa che ti guardano storto uguale! ^^

Ciao!

Simone

sekhemty ha detto...

Ciao, penso che sia la prima volta che capito qui!
Il treno è fichissimo, sembra un Transformer in modalità veicolo :)

Dama Arwen ha detto...

@ Simone: ma noi non abbiamo mangiato sedute per terra! Eravamo in piedi!

@ sekhemty: Benvenuto/a!

sekhemty ha detto...

Facciamo "barra-O", sono ometto :)